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Una poesia inedita

E quando tutto quello che ci resta,
in un tempo che vorremmo chiamare fine
senza riuscirci, sono i nostri nomi,
guardando da una presunta sommità
la distesa quasi interminabile dei ricordi
mischiati con le foglie del bosco
è come se vedessimo per la prima volta
forme, colori e consistenze
di identità che dovrebbero rappresentarci
ma di cui non conosciamo niente
al di là dei giochi di luce transitori
che ci aprono comunque dentro
piccole voragini.





Una poesia inedita

Siamo scesi dentro al colore della stagione
solo quando era un riflesso sulle nostre facce
l'aumentare della distanza dal luogo
abbandonato alle intemperie.

Com’era giusto,
il nostro sigillo sulle pietre
e su tutti gli oggetti rimasti
ha cominciato a sbiadire un secondo
dopo i primi passi nell'altra direzione:
com'era chiaro
che non avremmo avuto un adesso
da confrontare e volontariamente
abbiamo scelto un sentiero.



Una poesia inedita

Coltivare la nebbia è un esercizio
che porta danno alla nostra natura
proprio quando sarebbe necessario
restare definiti sulla terra
compatta e dare i nostri veri nomi
per la prima volta.

Questo una mattina di cielo chiuso
contando sull’assenza delle ombre
dopo che cominciando a camminare
ci siamo presi per mano.


una poesia inedita

La migliore condizione per essere
felici, mi hai insegnato, è giocare
dopo la pioggia, quando l'aria è chiara
ma il cielo è ancora grigio e protettivo.

Mi interesso alla forma delle pietre
che si stanno asciugando, rivelando
la loro natura sedimentaria,
immaginando il tempo che ci vorrà
perché anche la dolcezza che proviamo
diventi pietra dopo essere stata
polvere.


Una poesia inedita

Nel pomeriggio mi sentivo vuoto,
mentre entravo nella sala d'attesa,
perché avevo paura della noia:
l'edificio era strano, senza uguali,
con stanze ad angoli non retti, alte,
tutto grigio celeste, tutto vecchio,
in vista neanche un libro o un giornalino.

Ci siamo messi a sedere in silenzio
poi ti ho visto sorridere e annuire
verso il riflesso che correva in basso
sul pavimento, dove una figura
generata dal sole e dal vetro
saliva fino alla parete opposta.


Una poesia inedita

Poi un cartello di località
rimasto all'ombra per tutto l'inverno
indicava una frazione a lettere verdi
proprio dove sostava il tuo sguardo
quando parlavi di musica o di armonia
o del conforto di riconoscere come nostre
certe forme apparentemente distanti
certi disegni della ruggine sulla vernice
che avrei voluto chiamare fiori sbagliando.


Una poesia inedita

Non so dove mi stai portando ma concordo
che dovremmo smettere di riempirci la bocca
di anni e guardare invece ai nostri passi attuali
al perché delle crepe nell’asfalto o sui muri
ma soprattutto al senso di ciò che ci assomiglia
in ogni colore cambiato dalla permanenza all’esterno
di oggetti che un tempo ci sembravano importanti
e che adesso aspettano soltanto di spaccarsi
a causa del gelo o del sole.


Una poesia inedita

Durante i giorni di pioggia più forte
guardando nella terra appena smossa
proprio dove comincia l’area incolta
non è raro vedere schegge rosse
di materiale edile proveniente
dalla casa che abbiamo immaginato.

Mi chino per raccogliere un ricordo
in attesa di un suono o di un commento:
essere vivi è semplice mi dici
perché siamo di carne e trasparenti
perché morire è una bugia del tempo
e perché l’energia che ci compone
resta comunque accesa in tutti i luoghi
che abbiamo detto nostri.


Una poesia inedita

Siamo arrivati al cartello di bestie al pascolo
fermandoci a guardare l'onda dell'erba
che si avvicina e torna verso il bosco
come sostenuta da un riflesso di calcite.

Non c'è più niente da cercare:
abbiamo davanti il tempo
e quando arriverà l'inverno
solo le quantità di giorno e notte
saranno differenti.

A volte viene un uomo ad aprire la casa
e dare aria
ma non si accorge di noi
quando torna a valle
alzando gli occhi senza vederci
verso il noce più alto
da dove non ci siamo più mossi.




Una poesia inedita


Per noi va bene anche una piccola porzione di asfalto sbiancato
dove le ruote non vanno, qualche centimetro prima dell’erba.
Ci basterà contare il numero esatto delle microfratture
oppure osservare l’incidenza dell’acqua sul sedimento
per avere un luogo da chiamare mondo e sparire all’occorrenza
indistinguibili da un colpo residuale di vento o da un miraggio del caldo
quando la stagione si sarà fatta più sopportabile.



Una poesia inedita

È stato durante un'estate meccanica,
quando un'impressione del sole
per qualche giorno inganna il freddo,
che siamo diventati trasparenti.

Con l'acqua e il tempo la nostra casa è morta:
non ci vedono più neanche gli animali
venuti a ripararsi fra le pietre.

Ti chiedo in che anno siamo.
Mi rispondi dopo un piccolo pensiero:
"Molto dopo".


Una poesia inedita

Il tuo più grande insegnamento
è questo noi depositato nel guardare
attentamente dove nasce l’erba,
nella zona tra terra e verde che ospita
micro città costruite di steli,
gusci vuoti di chiocciole, pietruzze,
fanghiglia. Nella nostra vita niente
differisce, il passato è nelle ossa,
da qui in avanti vedremo soltanto
ciò che la luce ci concederà,
fedeli ai movimenti del pianeta.


"Nei resti del fuoco" su Poetarum Silva

Il blog letterario Poetarum Silva ospita una bellissima recensione di Alessandra Trevisan (che ringrazio calorosamente insieme a tutta la redazione) del mio libro Nei resti del fuoco, con una selezione di testi. Nell'articolo si pone in particolare rilievo, con mio immenso piacere, la commistione tra ricerca testuale e ricerca sonora. Potete leggere l'articolo qui: https://poetarumsilva.com/2017/07/28/davide-valecchi-nei-resti-del-fuoco/ 


Una poesia inedita

Ho iniziato a dire noi per aver osservato
un cambiamento sul marciapiede di terracotta
dove si rifugiano i discorsi quotidiani
insieme a terra, fibre tessili e piante indistruttibili:
la scheggia bianca di un gioco disperso
comincia a parlarmi di nuovo.

Dopo la tua morte che è stata la tua rinascita
la notte si alza sempre più spesso
come luogo di sogni spiegati e coltre.





I nomi coinvolti

I nomi coinvolti è un poemetto di circa cento versi scritto tra il 2013 e il 2014, buona parte dei quali endecasillabi, e rappresenta il risultato di un esperimento condotto attraverso Twitter che prevedeva il rilascio di un verso (un endecasillabo) al giorno, come spiegato qui. Una parte del poemetto è già apparsa su Poetarum Silva, mentre, nella sua interezza, è risultato tra i vincitori del concorso Insanamente 2014, indetto da Fara Editore, e successivamente incluso nel volume antologico del premio Siamo tutti un po' matti. Insanamente 2014 (Fara, 2014). Stilisticamente rappresenta un momento di passaggio tra le modalità di scrittura del mio libro del 2011 Magari in un'ora del pomeriggio (Fara, 2011) e i risultati della mia ricerca poetica presenti in Nei resti del fuoco (Arcipelago Itaca, 2017). Tra il 2014 e il 2016 I nomi coinvolti è stato letto a due voci in più occasioni da me e dalla poetessa e carissima amica Simona Cerri Spinelli. In questo post potete leggere I nomi coinvolti per intero, mentre a questo link potete scaricarne una copia in formato pdf. 


Si apre una raccolta di elementi,
la sedimentazione non è certa:
attraversando una soglia di fibre
resta sul fondo un tono innaturale.

Una stagione di polvere e luce
in piedi per un soffio, per un sibilo:
il bianco aumenta la ripetizione,
un punto dentro al mare di riverbero.

Tutto è stato diviso con un taglio:
un lavoro di impronte sulla pietra
riflesso da una scheggia di calcite.

Il giorno cade, il nome si spegne,
l'aria contiene un luogo di radici
senza generazione, come un vuoto.

Il primo segno della tua vecchiaia:
un pomeriggio immobile, arancione,
un sigillo tentato, quasi innocuo,
salendo verso una definizione
d’identità minore.

Tracce di ferro marcano il terreno:
siamo spariti per un tempo breve
ritornando da luoghi non previsti.

Ricade il seme dell'imperfezione
dentro la consuetudine dei muri:
per una conoscenza della linea
devo passare l'emisfero freddo
rivolto verso gli anni scoperchiati,
fino all'attesa ricompensa d'acqua,
chiuso nel confortevole congegno.

Tutte le insegne sono state esposte,
la luminosità riconosciuta,
il tempo esatto di un'orbita intera
chiude il percorso
senza conversazioni immaginarie.

Guardiamo fuori per sapere il giorno,
non c'è più niente di rinchiuso:
nell'immobilità degli anni luce
le immagini convergono, cambiate.

Il rifugio è invisibile da fuori,
qualcosa nella stanza più lontana
rimanda segni di sostituzione 
un grado sopra il colore di fondo.

Tutti i nomi coinvolti, sulla lingua,
per ascoltare il crepitio dei muri
dentro un'eredità di scalfiture
chiusa dalla durata delle impronte.

Si tratta di frantumi in ogni caso:
il dovere del tempo è una finzione,
deposito di voci,
conforto di macerie.

Uscirne senza segni, senza nodi,
nessuna cura per il desiderio:
il peso ininfluente delle ossa.

Tutto il lavoro per la vita incolume
e per un crollo che avviene in silenzio:
persone inesistenti, liberate,
tracce organiche, come di parole,
un bastione di cocci e terra nera,
preparativi per il terraforming.

Identità pronta alla sparizione
fino a sentirsi bianchi, cancellati:
memoria della mani in dissolvenza,
qualcosa che hai lasciato da bruciare.

Da qui la vista è nuova, cambia il fuoco:
canti della dorsale sottopelle.

Viene alla luce l'era del distacco:
giorni non veri scritti nella pietra,
l'ultimo pomeriggio di pulviscoli
dove non siamo mai nati davvero.

Il folto si interrompe all'improvviso:
il sole impone di chiudere gli occhi
poi si prosegue sotto il cielo aperto
andando incontro a docili rovine,
la corona di carta sulla testa.

Vento ordinario, svuotato di voci:
il luogo afferma la tua estraneità
con ogni movimento degli steli.

La pienezza si compie e muore subito:
nel mondo percepito con le mani
la casa non è stata mai finita.

Ora deve iniziare la discesa
in direzione dell'iridescenza
considerando ogni filo impigliato,
ogni frattura della superficie:
una compiuta costruzione tattile
per raggiungere il termine del vetro,
il punto dove devo scavalcare
in cerca di reliquie trasparenti
per innalzare un altro monumento
alla carne dei sogni e dell'assenza.

Più avanti l'ombra inizia a frammentarsi:
non è previsto rimanerci dentro
ma camminare interamente in luce.

Una distesa di impronte sbiadite
per un avvento simile alla ruggine.

Quello che accade è oltre ciò che vedo:
il sonno delle scorie in sottofondo,
figure riaffiorate per nessuno,
i laconici giorni rovesciati.

Il confine comincia a scomparire
mentre ogni passo si copre di nomi:
fondare altro, perdere i ritorni.

Appare la controparte dei luoghi:
un parallelo di sguardi brevissimi.

Sulla tua forma attuale: congetture.

Non una somiglianza si è spezzata,
ovunque un attributo di esistenza,
come un precipitato,
la vita conferita a ogni millimetro.

Non c'è struttura o semplificazione:
consueta grazia del dimenticare.

L'universo si assaggia con la lingua
ma i tuoi codici cadono più a fondo
e in questa luce tutto è riscritto:
il primo nome ritrovato è un suono,
il nome successivo è la bellezza,
il terzo nome è un giorno che non termina,
il quarto nome è la guerra finita,
il quinto nome è il tuo nome e non cambia,
il sesto nome è il cuore dell‘incendio,
con il settimo nome una chiusura:
il vetro si opacizza nuovamente.

Nel proverbiale lampo di interezza,
nella profondità della vertigine,
ho visto il luogo dove sei adesso
e il materiale emerso è senza fine:
parole per gli oggetti che hai sfiorato,
il tempo tra il tuo indice e il mio nome.

Nella fotografia sei lontanissima:
il tono dei tuoi sogni è il paesaggio
mentre ritorna il sangue. 

Come sempre 
rinascerai da un frammento invisibile
passandomi attraverso senza attrito.

Non è più il giorno l'unità di tempo:
riformulare da capo i rituali
per ogni componente della polvere,
descrivere le impronte digitali,
una insignificante nudità,
la mia migliore opinione di te
dentro agli spazi del nostro coincidere.

Registro ciascun segno sulla pelle:
la rifrazione non accade più,
l'altra immagine prende il sopravvento.


Una video-poesia tratta da "Nei resti del fuoco"

Questa video-poesia contiene un testo proveniente da Nei resti del fuoco (Arcipelago Itaca, 2017), la mia ultima raccolta di versi. Il video è un montaggio di elaborazioni digitali tratte da opere pittoriche di Karel Thole, storico ed eccelso copertinista della rivista Urania Mondadori, il cui immaginario evocativo, sfuggente e sempre sottilmente (o palesemente) inquietante ha giocato e gioca una parte considerevole nel fornirmi ispirazione sia per la musica che per la scrittura. La musica proviene dall'archivio di inediti del mio progetto musicale aal. Per visualizzare il video al meglio consiglio di attivare la modalità schermo intero.





Dove potete trovare il libro:
- richiedendolo in qualsiasi libreria
- richiedendolo direttamente a me: davide.valecchi[at]gmail.com
- presso l'editore: http://www.arcipelagoitaca.it/nei-resti-del-fuoco/
- su ibs: https://www.ibs.it/nei-resti-del-fuoco-premio-libro-davide-valecchi/e/9788899429195
- su unilibro: http://www.unilibro.it/libri/f/autore/valecchi_davide


Una poesia da "Nei resti del fuoco"



È stato ieri, quando ero un altro,
che lo spazio bianco in mezzo ai rami
valeva come un trionfo del vuoto:

il cambiamento odierno invece
riempie le mani di un velo minerale,
una nebulosa di nomi da soffiare via
e dimenticare, in quest’ordine.





[da: Davide Valecchi, Nei resti del fuoco, Arcipelago Itaca, Osimo, 2017]

Dove potete trovare il libro:
- richiedendolo in qualsiasi libreria
- richiedendolo direttamente a me: davide.valecchi[at]gmail.com
- presso l'editore: http://www.arcipelagoitaca.it/nei-resti-del-fuoco/
- su ibs: https://www.ibs.it/nei-resti-del-fuoco-premio-libro-davide-valecchi/e/9788899429195
- su unilibro: http://www.unilibro.it/libri/f/autore/valecchi_davide



Coppia d'autori

Sabato 3 giugno presso la Biblioteca Comunale di Dicomano (FI) presenterò la mia ultima raccolta di versi Nei resti del fuoco (Arcipelago Itaca, 2017) in dialogo con Giacomo De Bastiani che a sua volta presenterà il suo romanzo L'aiuto becchino.

Per l'occasione Nei resti del fuoco sarà in vendita ad un prezzo speciale e chi lo vorrà potrà averlo con dedica personalizzata.

Per cui, come si suol dire: intervenite numerosi.


COPPIA D'AUTORI

Davide Valecchi e Giacomo De Bastiani

Sabato 3 giugno 2017
ore 17:30
Biblioteca Comunale
Piazza della Repubblica, 9/10
Dicomano (FI)

ingresso gratuito


NEI RESTI DEL FUOCO

E' uscita per Arcipelago Itaca la mia seconda raccolta di versi NEI RESTI DEL FUOCO vincitrice della seconda edizione del Premio "Arcipelago Itaca". Qui potete scaricare la scheda del volume con qualche poesia tratta dal libro e con il giudizio critico della giuria del premio (Renata Morresi, Manuel Cohen, Danilo Mandolini, Martina Daraio, Alessio Alessandrini, Mauro Barbetti), che ringrazio profondamente.

Il libro può essere ordinato direttamente dal sito dell'editore richiedendolo qui: http://www.arcipelagoitaca.it/acquista

Oppure su ibs.it, qui:
https://www.ibs.it/nei-resti-del-fuoco-premio-libro-davide-valecchi/e/9788899429195

Oppure, se qualcuno ne volesse una copia con dedica, basta chiederla scrivendomi all'indirizzo davide.valecchi[at]gmail.com avendo cura di sostituire "[at]" con "@"